Sopravvivere a una cena in Sudafrica: guida per stomaci coraggiosi e cuori teneri
Se il vostro sogno gastronomico è cenare alle 18:00 precise e il vostro concetto di “dieta equilibrata” prevede che tutto ciò che finisce nel piatto sia passato prima da una friggitrice industriale, ho un’ottima notizia per voi: il Sudafrica è la vostra Terra Promessa.
Sia chiaro, vi avevo avvertito. Qui vige una regola d’oro: se è commestibile, si frigge. E se non è commestibile (tipo una suola di scarpa), si frigge lo stesso, giusto per sicurezza.
Prendete ad esempio la nostra tappa a Mossel Bay: attirati da una splendida vista sull’oceano, ci siamo seduti al The Kingfisher Restaurant. Il menù è una dichiarazione d’amore all’abbondanza: dal pesce alla carne, non si salva nulla dalla pastella. Il tocco di classe locale? Una costellazione di salsine dai colori fluorescenti e dal gusto così dolce che la vostra glicemia vi saluterà già all’antipasto, mentre guardate le onde che si infrangono sulla spiaggia.
Ma c’è un “ma”. Un “ma” bellissimo che vi farà dimenticare lo shock glicemico.
Dall’altra parte della cucina, sia al Kingfisher che in tutto il Paese, troverete un servizio, una cortesia e dei sorrisi così autentici che dalle nostre parti ormai abbiamo dimenticato anche come si fanno. Ti accolgono con un calore vero, umano, disarmante. I camerieri ti coccolano così tanto che, alla fine, manderai giù quel fritto estremo con il sorriso sulle labbra. Veramente.






